Queste storie vengono cantate da tremila anni, eppure riescono ancora a mandarci in crisi. Perché scardinano le nostre certezze, ci obbligano a fare i conti con i limiti della nostra mortalità, suscitano in noi domande le cui risposte ci spaventano.
Autore: Jacopo Azzimondi
L’Angelo delle Menzogne
«Temi l’uomo del labirinto, o stolto che vaghi tra le sue spire. Egli segue nel buio i tuoi passi ed è sorretto da ali di angelo, ma dalla sua bocca stillano soltanto menzogne.»
Cinque sconosciuti al Leviatano (Parte II)
Il sibilo metallico della lama tagliò l’aria di fronte a lui. La testa del mezzorco, staccata di netto da quell’unico fendente, roteò in aria e colpì la parete imbrattandola di sangue. Il resto del suo corpo esaurì la sua spinta e rotolò goffamente ai piedi di Layton.
Cinque sconosciuti al Leviatano (Parte I)
Sirris esitò, indecisa su quanto fosse saggio fidarsi del locandiere. Tuttavia, il dragonide sembrava averla presa in simpatia. Inoltre, nonostante l’aspetto truce, le ispirava fiducia, perciò bevve un altro sorso. «All’Isola delle Tempeste» rispose.
Visioni Sospese (Vol. I)
Di qualunque tipo sia, una storia si compie solo quando finisce. Troncarla di netto o lasciarla appesa al niente ne vanifica l’intenzione e a me fa male. Ed ecco allora il senso di questo articolo: aiutarmi ad accettare che certe storie possono anche non finire.


