– Testimonianza di un ritorno –
Quello che state per leggere è un articolo un po’ diverso dal solito. L’ho scritto a quattro mani con un amico prezioso, Matteo, con il quale ho condiviso l’esperienza della quarantaduesima Marcia Francescana lo scorso luglio. La maggior parte di questo racconto è frutto delle nostre riflessioni personali che ho poi rielaborato in un testo unico, ma Matteo ci teneva che riportassi integralmente alcuni passaggi della sua testimonianza. Per questo motivo ho deciso di inserirli a mo’ di citazioni tra un paragrafo e l’altro, in modo da valorizzarli senza appesantire la narrazione. Buona lettura!
[…] Cala il silenzio su tutta la colonna, interrotto soltanto dal rumore dei nostri passi sull’asfalto e dal tintinnio dei tazzotti appesi alle cinghie degli zaini. Le strade sono deserte, la maggior parte degli abitanti di Amelia è ancora a letto. Non hanno la minima idea che proprio in quel momento sotto i loro balconi stanno passando centinaia di persone dirette verso la Città della Pace. Il cielo terso sta schiarendo, probabilmente la giornata sarà molto calda, ma per ora soffia una brezza leggera. Sentirla sul viso ci rincuora. È una carezza di Dio, come se ci dicesse: “Non preoccupatevi, figli. Lungo la strada verso Casa, io sarò con voi.”
“Si parte per vedersi ritornare” cantava Roberto Vecchioni nella sua “Canzone per Francesco”. Certo, lui parlava all’amico Francesco Guccini e non al poverello di Assisi, ma questa piccola coincidenza mi ha fatto sorridere. Mi ha sempre affascinato l’idea del “ritorno”, sapete? Un soldato che rientra in patria, un marinaio che approda sulla terraferma dopo molti anni, un’amicizia che si credeva perduta e all’improvviso si riaccende. Profumano di “santa nostalgia”, i ritorni. Di lacrime, di lontananza, di attese che finiscono. Ma soprattutto profumano di casa. La differenza tra “arrivo” e “ritorno” è proprio questa: l’arrivo ti porta dove non sei mai stato, il ritorno ti porta nel posto a cui appartieni. Ai colori della tua terra, ai muri della tua casa, alle braccia di chi ti ama.
Per compiere questa “rimpatriata”, che in ebraico si dice teshuvà, il 25 luglio scorso ad Amelia, una piccola cittadina al confine con il Lazio, io e Matteo abbiamo cominciato la Marcia Francescana. Lui era un “vaso incrinato”, cercava tempo per smaltire i tanti “pensieri-rifiuti” accumulati negli ultimi mesi e stare con il Signore. Io invece ho scelto di camminare insieme a Giorgia, la mia ragazza, che avendo già vissuto la Marcia dieci anni fa, stavolta si è messa a servizio come guastatrice. Abbiamo scelto di marciare per affidare la nostra storia d’amore a Dio, consapevoli che se lo avessimo lasciato agire, Lui ci avrebbe mostrato la strada per quel Paradiso che tanto desideriamo raggiungere.
“Dio ci chiama ad operare per l’eternità, non usa mezze misure. Riguardando tutte le Dio-incidenze che si sono succedute dall’inizio della Marcia, vedo quanto combaciavano con le intenzioni del Padre. Voleva sorprendermi e ci è riuscito, grazie alla silente testimonianza di alcune persone particolarmente importanti per il mio cuore. Loro sono state lo strumento attraverso cui Dio ha iniziato a guarirmi, a salvarmi. Tra gli incontri inaspettati, devo rendere grazie al Gruppo Anna: è stata una dolcissima benedizione incontrare persone così meravigliose e ascoltare le loro storie incredibili. Prego che il loro futuro sia colmo di Amore e grazia, perché: “Sa vivere l’attesa solo chi crede nel per sempre.””
Abbiamo marciato zaino in spalla sulle strade dell’Umbria, diretti “verso il Perdono lì a Santa Maria”. Fin da subito ci è stato svelato che la Porziuncola, la piccola “chiesa nella chiesa” edificata da San Francesco, sarebbe stata la meta, nostra e delle altre migliaia di persone che in quei giorni avrebbero camminato verso Assisi. L’obiettivo era raggiungerla il due di agosto, in occasione dell’annuale Festa del Perdono che dal 1216 permette a chiunque lo desideri di ricevere l’indulgenza plenaria. Fa tutta la differenza del mondo camminare sapendo già dove stai andando. Eravamo all’oscuro di tutto, ma avevamo la certezza che alla meta ci aspettava l’incontro con la Misericordia del Padre. Così, senza sapere altro, ci siamo messi in cammino.
In Marcia ogni cosa è faticosa, da quelle piccole, come rispettare la fila per la colazione, a quelle grandi, come rinunciare alle proprie manie di controllo o permettere a Dio di entrare nelle tue ferite per guarirle. Non c’è una strada facile o un trucchetto che permetta di fare meno fatica. Devi affidarti e camminare, punto.
A salvarmi dalla tentazione di mandare tutti a quel paese e tornare a casa dopo mezza giornata, ci hanno pensato gli altri: gli eroi del Gruppo Tobi intrappolati tra sole e asfalto come me, le chiacchierate tra sconosciuti durante i pranzi con un vassoio in bilico sulle ginocchia, l’entusiasmo travolgente dei guastatori agli arrivi, uno schianto di brunetta che non vedeva l’ora di sbaciucchiarmi anche se puzzavo come un caprone, la tenerezza di un frate che mi ha perdonato e poi chiamato figlio, e tantissimi altri incontri che hanno costellato ogni chilometro percorso.
“Una grande Grazia è stata rendermi conto che ciò che avevo lasciato a casa non sarebbe cambiato al mio ritorno per magia, ma ero io che dovevo tornare rinnovato per vivere con slancio le sfide della quotidianità, vivere in modo nuovo: rinascere dal Perdono. Oggi è il giorno perfetto per Amare con Dio, adesso, ora, tu che leggi queste pagine, inizia! È il momento in cui puoi iniziare ad amare sul serio, puoi perdonare, puoi gioire ed essere spalla su cui piangere. Il Signore aspetta solo che tu apra il cuore e riuscirai a fare grandi cose, perché con lui il meglio deve ancora venire! Dio su di Te ha disegni di pienezza, eternità, totalità. Facciamoci rinnovare la vita!”
Piano piano, il passo da marciatore ha cominciato a dare ritmo al nostro cuore e ancora prima che ce ne rendessimo conto, la camminata si è trasformata in una corsa verso Casa, verso il profilo inconfondibile di Santa Maria degli Angeli, ogni giorno più vicina. Quando finalmente l’abbiamo raggiunta, siamo rimasti stupiti nel renderci conto di quante cose fossero cambiate. Eravamo partiti per vederci ritornare e all’improvviso abbiamo scoperto di essere…nuovi. Sì, certo, eravamo sempre noi, ma la nostra vuotezza era stata riempita da tutte le cose che Dio aveva raccolto, reso nuove e messo in noi lungo la via.
L’odore di asfalto, di polvere e terra.
Il respiro del vento e il nostro, ansante, dopo aver ballato l’inno per la decima volta.
Le magliette inzuppate di sudore e le guance irrigate di lacrime di chi arrivava commosso alla tappa.
Il sapore inaspettato dei panini al tonno e pomodoro e quello familiare dell’Eucarestia.
Il giallo acceso dei girasoli e l’indaco del cielo punteggiato da decine di mongolfiere.
Voci, storie, risate, canti e preghiere, incastonati come gemme tra costole e cuore.
Non dimenticherò mai nulla di tutto questo. Ciò che ho vissuto mi si è impastato dentro e ormai fa parte di me, di noi. Il due di agosto, sul piazzale gremito di gente, quando ci ho visto ritornare con tutti quei chilometri sulle spalle, gli zaini e le tantissime esperienze vissute, mi sono chiesto come fosse possibile che ci sentissimo così leggeri. Poi ho capito: mi sono reso conto che le cose dell’uomo pesano molto, ma le meraviglie di Dio non pesano niente.
“Da questo pellegrinaggio torno a casa con Amici, Fratelli e Sorelle, un cuore colmo di bellezza e la certezza che la misura di Dio è l’Amore, un amore così potente da penetrare anche la tenebra più buia. Il passato con le sue cadute e incomprensioni diventa perdono, i momenti difficili occasione di rinnovamento, il presente voglia di mettersi in gioco. Mi avevano detto che la Marcia mi avrebbe cambiato vita, lo ha fatto. Mi ha stupito, mi sono lasciato stupire e chi si stupisce, regnerà e chi guarderà a Lui, sarà raggiante!”
[…] In quel momento, nel buio della Porziuncola, il mio cuore diventa acqua. Sento la fatica di ogni singolo passo fatto scivolare via con dolcezza, come se qualcuno mi stesse sfilando un mantello dalle spalle. Tutto il peso di quei giorni diventa improvvisamente leggero, liquido, e scorre via da me insieme al pianto che inonda le mie guance e la terra. Per un attimo una crepa si apre nel mio buio e dietro la cortina di lacrime mi sembra quasi di vederlo: un frammento, come la luce che filtra dalla porta socchiusa quando ritorni dopo un lungo viaggio e sai che in casa c’è una persona che ti aspetta.
Un pezzo di Paradiso.
Ai marciatori che prenderanno il nostro testimone, buon cammino! A quelli che ci hanno preceduto, grazie per aver spianato la strada! Infine, ai fratelli della 42° Marcia Francescana: manteniamo il passo con lo sguardo fisso sulla meta e aiutiamoci a non dimenticare quanto è stato meraviglioso camminare insieme per quei “quaranta centimetri”. Vi mandiamo un immenso abbraccio, a presto!
Jacopo Azzimondi e Matteo Sorrentino
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Se vuoi leggerne altri mi permetto di consigliarti questi: “Você é de Deus”, Ne conosco uno bravo, Il paese delle lacrime.
Grazie per avermi letto.
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stiamo tutti camminando per ritornare,tutti ammalati di sana nostalgia. bravo a cogliere ed evidenziare questo aspetto.
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