OraGu 2K20 – Il nostro ultimo giorno

“Tu dubiti del tuo valore, non avere paura di ciò che sei.” (Aslan)

Cari Animatori,
oggi è il ventiquattro luglio ed è il nostro ultimo giorno.

Fanno sempre così, gli ultimi giorni: si nascondono in mezzo alle attività che sono ormai diventate routine, scivolano silenziosi fra le troppe cose da fare e ben presto li perdi di vista, rapito dall’urgenza degli ultimi tornei da organizzare. Ti alzi alla mattina con un solo pensiero in testa: “Oggi è l’ultimo giorno”, ma ben presto quasi te lo scordi. Inizi a ballare “Benvenuti a Narnia”, chiudi un palloncino per la battaglia di gavettoni, sistemi i numeri di Alce Rossa e all’improvviso…SBAM. Quel pensiero che ti ha spinto a scendere dal letto riaffiora e ti colpisce con la prepotenza di un pugno.

“Oggi è l’ultimo giorno”.

Per qualche istante, il fiato ti si mozza in gola, come se avessi le vertigini, e ti serve qualche secondo per realizzare che quello che per quattro settimane consecutive ha occupato la tua vita, domani non ci sarà più. In quel preciso momento, tutto ciò che stai facendo assume un valore molto diverso. Ogni cosa diventa “l’ultima”: l’ultimo ballo, l’ultimo gavettone, l’ultima partita di Alce Rossa e per qualcuno, forse, l’ultimo anno. Dobbiamo cambiare prospettiva, se non vogliamo essere sommersi dalla malinconia. Dobbiamo fare come nei romanzi e rileggere tutta la storia partendo dal finale.

Vi svelo un segreto: io l’ho fatto fin dall’inizio.

No, non sto dicendo che ho vissuto il mio primo Grest a Gualtieri attanagliato dall’ansia che finisse tutto, al contrario. Lasciate che vi spieghi.

Ve ne siete accorti: l’instabilità dovuta al Coronavirus ha costretto noi educatori a ridurre i numeri delle iscrizioni dei ragazzi e a centellinare la presenza di voi Animatori lungo il corso delle settimane. Mi è capitato di barare, non lo nego, cercando di inserire in ogni giornata qualche Animatore in più, per dare a ciascuno la possibilità di mettersi e ri-mettersi in gioco. Nonostante questo, ho sempre avuto chiaro che il tempo da passare con voi (e quindi, di riflesso, il tempo che voi avreste passato con i ragazzi) sarebbe stato inferiore agli altri anni.

Così mi sono detto che se non avessi vissuto ogni giornata come se fosse stata l’ultima, non sarei stato soddisfatto di me, e alla fine avrei avuto in mano una manciata di giorni passati troppo in fretta e persone conosciute soltanto a metà. Ve l’ho detto fin dall’inizio, durante uno dei primi momenti di “verifica della giornata” che abbiamo avuto insieme: “Puntate tutto. Sfruttate ogni istante per dare il meglio di voi, perché quest’anno non ci sarà tempo di essere animatori mediocri (non erano queste parole esatte, lo so, ma scritto così fa molto più figo)”. Io ho cercato di fare lo stesso.

Ora che ci stiamo avvicinando ai titoli di coda del Grest, sarete felici di sapere che a mio parere nessuno di voi è stato mediocre. Credetemi, so di cosa parlo. Non vi sto facendo dei complimenti solo perché in questo tipo di lettere di fine esperienza è previsto farli. Non vi avevo mai visto prima, perciò ho colto questa occasione per guardarvi spesso, e non avete idea di quello che ho scoperto.

Per dieci anni sono stato un fruitore del Grest, per altri dieci, Animatore, e soltanto ora, a ventiquattro anni, mi ritrovo nella posizione privilegiata di essere l’educatore responsabile dell’intero campo, perlopiù in un paese che non è il mio. Ad ogni step, ho dovuto allargare sempre di più il mio orizzonte. Da piccolo tutto quello che vedevo erano una palla e le linee del campo di gioco. Da Animatore ho imparato a guardare oltre e mi sono accorto di essere parte di qualcosa di molto più grande di me. Da educatore infine, ho provato ad abbracciare con lo sguardo l’Oratorio nella sua interezza, consapevole che se mi fossi distratto, dimenticandomi di qualcuno, avrei fallito.

Vi ho guardato spesso, sì, ma da lontano. A volte mi fermavo sulla soglia dell’Oratorio, altre rimanevo a bordo campo, oppure mi appoggiavo a una finestra del mezzanino per osservarvi dall’alto. Sorridevo ma stavo a distanza, quasi come se avessi paura di spezzare l’incantesimo di tutta quella bellezza che vedevo intorno a me. La mia, però, non era paura. Più che altro, ero curioso di scoprire chi siete.

Ancora non vi conosco, ma un paio di cose credo di averle intuite.

Gli occhi che avevate quando ieri ci siamo tuffati in piscina, i capelli delle animatrici (e di Gallo) arruffati e prontamente risistemati dopo sette/otto balli consecutivi, le smorfie insonnolite della Squadra Anticovid alla mattina, le risate dopo ogni “Ei, pazzesco, bentornati!” e ogni “AlloVa” di Carbo, la rabbia di essere superati a “Stai Calmo”, le palpebre chiuse di qualcuno svaccato sopra una panca dopo la lunga giornata, le lamentele per la mascherina fradicia di pioggia, le urla dei pazzi rinchiusi nel Manicomio di Arkham…e tanto, tanto di più.

Ho cominciato piuttosto dubbioso, esattamente come voi. I timori erano tanti, tutti legittimi, e nessuno poteva sapere come sarebbe andata. Ma ora posso dirvi che se c’è una cosa che ho scoperto guardando tutto questa vita che abbiamo sprigionato, è che i numeri non fanno il Grest. I grandi giochi, anche se organizzati alla perfezione, non fanno il Grest. “Fireball”, “Danza Kuduro” e “Magic in the Air”, da sole non fanno il Grest.

E sapete perché? Perchè il Grest lo fate voi.

Lo fate voi quando stringete la mano di Manuel che piange dalla paura. Lo fate voi, quando passate ore e ore a tagliare spade di legno, o a impaginare un giornalino. Lo fate voi, quando vi buttate a giocare a Brucio anche se ci sono quaranta gradi. Lo fate voi, che vi fermate per sistemare la catena di una bici e che andate a letto tardi perché c’è da pensare al gioco di domani. Lo fate voi, ogni volta che spezzate una maledizione di Vodoo per correre incontro a Riccardo. Lo fate voi ragazzi, con il vostro fiato corto, il vostro sudore la maglia dell’Animatore fradicia e scolorita a fine giornata. Voi siete la dimostrazione che la pelle, il cuore e l’anima di un Animatore, possono rendere indimenticabile un Grest, anche se fuori dal cancello c’è una pandemia.

Pazzesco, non è vero?

Grazie a tutti, un abbraccio.

Jaco

 


Trovare delle scuse per le mie assenze prolungate inizia a diventare complicato. Mi limito a dirvi che tutto questo tempo senza la possibilità di scrivere mi stava soffocando, perciò ho pensato di arieggiare un po’ con qualcosa di diverso dal solito: una lettera agli Animatori. Di Gualtieri, ovviamente. Ma anche di Sant’Ilario, Reggio, Viano, Roma e pure Canicattì, se vogliono. Insomma, spero vi piaccia.

Mentre aspettate i prossimi articoli (tra cinque/sei mesi), potete leggere anche OE 2K19 – La meraviglia della maglia sporca, Il paese delle lacrimeBig Fish e l’arte di raccontarsi.

Iscrivetevi alla Newsletter e seguitemi su Instagram per rimanere sempre aggiornati su tutto quello che scrivo!

E’ bello rivedervi.


Scopri di più da The Eagle and Child

Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.

Lascia un commento