Vedere per scrivere

L’insormontabile problema dell’idea

Sono passati mesi dall’ultima volta che hai scritto una riga di qualsiasi cosa. Sei seduto di fronte al computer, o magari davanti all’abisso di un foglio di carta, e le tue dita non sanno più scrivere, la tua mano non è più capace di tenere una penna come si deve. Ti sembra di non avere più idee, ti accusi di aridità mentale e poca fantasia, hai la sensazione che la tua ispirazione si sia esaurita. Certo non è sempre stato così: fino a poco tempo prima scrivevi fiumi e fiumi d’inchiostro, inventavi storie, affidavi alle pagine vagonate di emozioni e ti sentivi libero, vero, felice. Ma ora, mentre i minuti scorrono via ticchettando, le tue mani sono ancora immobili e la tua immaginazione vaga senza meta per le stanze buie e ormai polverose del tuo cervello. Con orrore ti rendi conto che sei prigioniero del Blocco dello Scrittore.

Mi ha sempre affascinato sai, questo concetto. Rende davvero l’idea di una prigione mentale che intrappola la creatività, un muro invalicabile e invisibile contro il quale noi scrittori siamo costretti a sbattere la testa quotidianamente. Per superarlo ognuno ha la sua strategia, io mi limiterò a raccontarti la mia.

Ero prigioniero del Blocco da qualche mese, quando un bel giorno un’amica mi consigliò di seguire un corso di scrittura online tenuto dalla scrittrice Elena Varvello. Trentaquattro lezioni gratuite sulla scrittura creativa, sull’arte di raccontare storie: praticamente una manna dal cielo. Mi ci sono tuffato a capofitto e l’ho letteralmente divorato. Elena ha un modo di spiegare le cose che trovo molto simile al mio modo di scrivere, semplice e diretto, ma le sue parole hanno qualcosa di straordinario che mi ha catturato fin dalle prime righe e mi spinge a rileggere ancora e ancora i suoi preziosi consigli. Nella primissima lezione del corso, Elena approfondisce il tema dell’idea:

“Pensavo: Mi devo far venire qualche idea, perché non ho lo straccio di un’idea? Mi arrovellavo intorno a idee che non venivano, che avrebbero dovuto piovere dal cielo. Almeno una, mi dicevo. Eppure, la parola idea viene dal greco idêin: significa vedere. Voilà, questo è il segreto.”
(Elena Varvello)

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Ho sentito dire spesso che il cuore di una storia, qualunque tipo di storia, sia essa un romanzo, un film, una fotografia, una canzone, un videogioco, un quadro, è l’idea da cui è nata. Credo sia molto vero: una buona idea spesso fa la differenza tra qualcosa che vale la pena e qualcosa che invece ruba solo tempo. L’idea è l’origine di ogni processo creativo, è il primo battito che annuncia la nascita di qualcosa di nuovo, anche se non ha una forma perché non sai ancora con precisione cosa vuoi che diventi. In definitiva quindi, “avere un’idea” significa “vedere qualcosa”.

Da allora ogni foglio bianco invece di terrorizzarmi, mi attira. Come se mi invitasse a riempirlo di qualunque immagine mi passi per il cuore. Non deve per forza essere un intreccio narrativo fatto e finito, basta qualche pennellata, due o tre dettagli al posto giusto, una spruzzatina di colore. Per questo tutto le volte che il gorgo inesorabile del Blocco minaccia di risucchiarmi dentro di sé, chiudo gli occhi.

Una ragazza dai capelli scuri esce di casa in fretta. E’ sera, l’estate è appena cominciata. Nell’ombra azzurra dei campi friniscono le cicale. Qualcuno la aspetta in strada con il batticuore.

Visto? Potrebbe già rivelarsi l’inizio di qualcosa.

Buona visione.

 


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7 pensieri riguardo “Vedere per scrivere

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