OE 2K19 – La meraviglia della maglia sporca

“Com’è possibile che sia già finita?” mi chiedo.
Sono sdraiato in terrazza e guardo le nuvole scivolare pigramente nel cielo estivo. La luce del sole che splende dietro i palazzi del centro promette una golden hour niente male. Sotto la maglietta dell’Animatore la mia schiena brucia. Il pavimento scotta ancora a causa del calore assorbito durante la giornata. Se adesso qualcuno mi vedesse probabilmente si chiederebbe se ho tutte le rotelle a posto. No, non ce le ho, ma di questo ne parliamo un’altra volta.

Ora sono in bilico sul bordo di un confine immaginario, quello che separa l’Oratorio Estivo 2019 da tutto quello che verrà dopo. Mancano una manciata di giorni alla festa, al gran finale. L’oratorio è deserto, sono andati via tutti. Io no. Come sempre faccio di tutto per rimanere il più possibile nel posto che da ventitré anni amo come se fosse casa mia.
Non si sente spesso, sapete, questo silenzio. Dalle 7.50 di mattina in poi è sempre pieno di bambini che urlano e vogliono giocare solo a calcio e ridono e dicono le parolacce anche se sono vietate e hanno sete e piangono e si prendono a pugni e devono fare la pipì e corrono in giro come un branco di pazzi e buttano per terra le carte dei chupa-chupa e cantano e ballano “Soco, bate, vira” e giocano ancora senza sosta alla continua ricerca di qualcosa “da fare dopo” finché grazie a Dio non scoccano le 17.30 e allora basta andate a casa sì ci vediamo domani dai raga portate via i carrelli ci pensa Menozzi adesso c’è la merenda degli Animatori finalmente sto morendo di fameeee.

Dicevo: dato che non si sente spesso devi dargli un valore. Al silenzio, intendo. Questa è la prima cosa che ho imparato da quando sono educatore. Ecco perché sono salito in terrazza da solo. La bellezza di appoggiarsi dove capita, chiudere gli occhi e ascoltare le stanze vuote, il campo da basket infuocato, il vento secco che sfiora l’asfalto del piazzale. No dico, che figata è? Puoi anche tirartela un po’ e dirti che oggi hai fatto un buon lavoro, che dopotutto se la giornata è andata bene è anche per merito tuo, tanto chi ti può contraddire?

C’è silenzio. Sono all’ombra ma fa caldo, un caldo boia. Un refolo d’aria mi accarezza. Di nuovo quella domanda: “Com’è possibile che sia già finita?”

Ci aspettava al varco fin dal primo giorno. I “veterani” tra noi sapevano che presto o tardi avrebbero dovuto farci i conti, perché certe cose (per fortuna) non cambiano mai. All’inizio, come ogni anno, sette settimane ci sembravano tante, troppe, una montagna di giorni che ci sovrastava e della quale era impossibile vedere la cima. Chissà se ce la faremo, dicevamo. E guardaci ora: tra pochi giorni ce l’avremo fatta davvero e non vogliamo neanche crederci. Per forza. Due terzi della nostra estate li abbiamo buttati in pasto a più di trecento ragazzi, com’è possibile che dopo non ci sia più nulla? Avevamo tutto e non avremo più niente, un po’ di depressione post-grest è più che normale. Ma quindi qual è il punto?

Nel deserto provvisorio che mi sono ritagliato sulla terrazza, volteggia un’altra domandona esistenziale che non è certo inaspettata. Sono sempre felice di vederla.
“Alla fine cosa resta?”

Ci siamo sbattuti per più di un mese, spesso e volentieri abbiamo passato le notti a pensare a cosa fare l’indomani, ci siamo messi in gioco con tutto noi stessi…a che scopo? Cosa ci abbiamo guadagnato?

La risposta ce la siamo portata addosso fin dal primo giorno di OE.
Le magliette dell’Animatore allineate nei nostri cassetti sono per tanti un modo di contare le estati che passano e ricordare i momenti più belli di ciascuna di esse. Ma se la loro unica funzione fosse solo quella di un calendario variopinto non avrebbe molto senso indossarle, non trovate? La verità è che sono molto ma molto di più.

Ando lo ha messo in chiaro fin dai primi incontri formativi: “Voi Animatori siete come cavalieri medievali. La maglietta che indossate è la vostra armatura: è quella a dirvi chi siete”. Arrivato alla fine del mio decimo anno di grest posso confermare che aveva ragione. Se il valore di un cavaliere si vede dalle condizioni della sua armatura dopo una battaglia all’ultimo sangue, quello di un animatore si misura dalle condizioni della sua maglietta dopo dieci ore passate in oratorio (che spesso e volentieri sono una vera e propria lotta armata). All’inizio era di un bell’azzurro acceso con le scritte bianche, una stampa stilizzata di Russel (il piccolo boyscout logorroico di Up) sul davanti e la frase di Jim Morrison: “Ognuno di noi ha un paio di ali ma solo chi sogna impara a volare”.

Guardatela ora.

La mia è stesa sul davanzale e gocciola al sole, si sta ancora asciugando dopo l’ultima guerra di gavettoni. Qualcun’altra è sformata perché troppe mani l’hanno strattonata rischiando di strapparla. La tua è sporca di erbacce e puzza di sudore, perché proprio oggi siete stati alla Fornace per delle ore. La sua ha l’odore di quei buffi ragazzini arabi che le sono stati incollati tutto il pomeriggio…o erano indiani? Quella invece si è macchiata di sugo a pranzo, quell’altra di tempere durante il laboratorio di pittura, quell’altra ancora di lacrime rabbiose dopo una sconfitta a dodgeball.

Quella maglia siamo noi.

Vuoi sapere quanto vali? Guardala e lo scoprirai. Se dopo sette settimane è rimasta uguale a com’era quando l’abbiamo ricevuta il primo giorno significa che forse avremmo fatto prima a starcene a casa, perché abbiamo preferito le regole dell’etichetta alla meraviglia di una maglietta sporca di mondi.

Avere il coraggio di sporcarsi. Il segreto è tutto lì credetemi, fa tutta la differenza del mondo. Lasciarsi toccare, abbracciare, sfiancare, ferire, conquistare da loro.
Dalle domande instancabili di Nicolò.
Dai problemi di cuore di Ilenia.
Dal sorriso di Issraa.
Dalle ribellioni di Defrim.
Dall’amica immaginaria di Federica.
Dai graffi di Aurora.
Dalle lacrime di Christian.
Da quelli sempre zitti e ubbidienti.
Dai rompicoglioni che non tacciono mai.
Da tutti.

Stare in mezzo a loro, come soldati in prima linea, è davvero l’unica strada per rendere indimenticabile ogni istante di OE. Non è che poi possiamo tornare a casa, buttare la maglia in lavatrice e tutto torna come prima. Non funziona così. Essere Animatori non è un part-time, non ci viene tatuata una data di scadenza oltre la quale smettiamo di esserlo. Anche fuori dall’oratorio, anche quando avremo una famiglia o quando un giorno ci sveglieremo già vecchi, quelle magliette ricoperte di storie ci ricorderanno a cosa siamo chiamati: mettere l’anima in ogni cosa. Sempre.

Mi alzo da terra lentamente. Il sole sta tramontando e fra poco farà buio. Respiro a fondo l’aria che profuma d’estate. L’Oratorio sta finendo eppure io non sono mai stato così bene in vita mia. Ecco cosa ci guadagniamo, penso, mentre mi avvio verso casa: una maglia sporca di tutti e l’anima leggera come un palloncino.

 


Lo so, vi sono mancato. Mentre aspettate i prossimi articoli potete leggere anche Il poeta dell’aria – Libro del mese e Un posto per loro.

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