Come ogni storia che si rispetti, anche in questa c’entra una donna. Ivana, si chiama. L’ho conosciuta in occasione di un pellegrinaggio in Terra Santa e nonostante la differenza di età siamo diventati amici di penna. Ci scambiamo lettere virtuali con un’incostanza spaventosa, immersi come siamo nella vita di tutti i giorni, eppure ogni volta che trovo il tempo di leggere le sue righe luminose mi sento come se respirassi aria buona.
Il venti settembre di quattro anni fa, apro la mail e subito mi balza all’occhio una frase: “Sto leggendo anche un libro che ho proprio voglia di spedirti […]. Si chiama Il poeta dell’aria, di Chicca Gagliardo. E’ semplicemente geniale. Ti piacerà. Mandami il tuo indirizzo che te lo mando”. Se c’è qualcuno capace di intuire di quali storie posso innamorarmi, quella è proprio Ivana, così le ho scritto il mio indirizzo senza esitazione e qualche settimana dopo mi sono ritrovato il suo libro nella cassetta della posta. La semplicità della copertina mi ha spiazzato: oltre alla sagoma di un piccolo uomo in bilico su un abisso bianco, non c’era nient’altro.
Non lo sapevo ancora ma di lì a pochi giorni, quel “nient’altro” mi avrebbe cambiato la vita per sempre.
Una piazza.
Un palazzo molto alto.
Il cornicione di marmo, bianco di sole.
Lo vedete? È il luogo in cui ho incontrato per la prima volta il Poeta dell’aria. Allora era seduto con un quaderno sulle ginocchia, aveva 37 anni e nemmeno l’ombra di un nome. “Nell’aria i nomi di terra si dissolvono” dice sempre lui. E’ una sagoma fatta d’aria, sfuggente come la brezza, invisibile se non sai che c’è. Nonostante la sua età, io l’ho sempre immaginato come un bambino. Anche adesso, ogni volta che lo vedo, proprio non riesco a credere che abbia quasi quarant’anni.
“Cosa ci fai sul cornicione?” è stata la prima cosa che gli ho chiesto.
“Scrivo” ha risposto lui. “Anche se non potrei. Avevo giurato di non lasciare mai le parole su un foglio, scritte e inchiodate alla pagina con l’inchiostro. Nessuna parola, nessuna sillaba. Nemmeno un punto. E invece, eccomi qui con un quaderno sulle ginocchia”.
Sono riemerso per un istante nel mondo reale e ho guardato meglio il libro che avevo tra le mani. Era QUELLO. Stavo leggendo il diario proibito di un poeta fatto d’aria.
Ho sentito pizzicare la pelle per l’eccitazione: Ivana mi aveva regalato la storia giusta.

Non saprei dirvi con precisione di cosa parli né a quale genere appartenga ma di certo è diverso da qualsiasi romanzo io abbia mai letto (anche se non ho potuto fare a meno di notare qualche somiglianza strutturale con “Vita e Opinioni di Tristram Shandy, gentiluomo”, l’antiromanzo di Laurence Sterne). “Sarà una storia fatta di poco, pochissimo, nulla: di aria”, mi ha avvisato il Poeta, poco prima di lanciarsi in volo giù dal cornicione. Non mentiva, (non lo fa mai): tutto quello che racconta nel suo diario ha la stessa consistenza di un respiro.
La narrazione è una folata di vento: guizza tra muri di testo e paragrafi spezzettati, elenchi di singole parole, frasi fuori posto e persino pagine tutte bianche che abbagliano come finestre spalancate dal libeccio. La carta inspira espira soffia urla vola rallenta tace nel giro di una manciata di capitoli. Ogni parola è un battito, galleggia sospesa per un istante e se non la cogli subito è già svanita.
Anche i personaggi che volteggiano fra le pagine sono aria. La vita del Poeta, nonostante lui ami stare spesso solo, è intessuta di relazioni: Oboe, Ulu, Malva, Zuzù e gli altri dello “Stormo”, “[…] il popolo invisibile che si aggira sopra la città e di sera si posa”, la Bisnonna Ragazza, l’Anfibio, la Donna della Finestra Socchiusa. Non voglio rovinarvi il piacere di ascoltare le loro storie, Chicca non me lo perdonerebbe mai. Sappiate solo che toccano l’anima e sono scritte con un amore immenso, tutte, ma camminano in bilico sopra fili d’aria. Una lettura burrascosa, un cuore avido di rubarle
…e potrebbero precipitare.
Non è per tutti, no. Quelli più razionali di noi, abituati a schemi logici, potrebbero trovare queste 33 lezioni di volo (l’autrice non ha lasciato nulla al caso, nemmeno quel 33 nel sottotitolo) poco concrete, troppo ermetiche. Duecentotrenta pagine di aria fritta. Chissà, magari hanno ragione. Ma per quelli che cercano cose nascoste e spesso vagano con il cuore tra le nuvole, non esiste libro migliore di questo. Le parole del Poeta sono un invito a lasciare a terra la gravità per tuffarsi nel cielo, alla scoperta del mondo invisibile di chi ha lasciato l’asfalto e si è trasformato in un Volatore.
“Verba volant, scripta manent” dicevano i latini. Una delle traduzioni possibili è che la voce vola e si diffonde ma quello che scriviamo nero su bianco è destinato a rimanere ancorato alla terra e coprirsi di polvere. Se credessi a questa massima, non mi sarei mai innamorato della scrittura. Il poeta dell’aria è la prova che anche l’inchiostro può volare, seguire le scie delle correnti e impigliarsi nel cuore di un lettore come un aquilone fra i rami.
Nel mio ci si è impigliato anni fa ed è ancora lì.
Quando anche l’ultima parola dell’ultimo capitolo si è spenta, avevo le lacrime agli occhi e i brividi e sorridevo e mi sembrava di volare. Ero più piccolo, più emotivo forse, ma vi garantisco che nessun romanzo mi ha mai coinvolto così tanto. Non sapevo come sentirmi, ma SENTIVO. Percepivo tutto come mai prima: gli odori, la luce, i miei pensieri, il mio cuore, il vento. E nelle dita, nell’anima, un desiderio immenso di scrivere e scrivere sempre e vivere così.
Leggero.
Con il tempo ho imparato a ricreare quel cornicione dentro di me tutte le volte che scrivo. Ogni storia, ogni visione, ogni parola, nasce da quello stesso brivido di gioia che il Poeta sente quando guarda il vento nelle notti di luna e non riesce a trattenere la voglia di inseguirlo.
Ieri notte ci siamo incontrati ancora. Con i piedi sospesi nel vuoto e il solito sorriso misterioso, mi ha raccontato quattro cose che ha visto. Le lascio qui, appese sul bordo di questo sabato mattina.
Il calore delle tegole sfiorate dal primo sole.
Il respiro blu oltremare di una ragazza che ritorna.
Gli occhi generosi di un amico che non teme il dolore.
La schiena curva di uno scrittore di terra che pensa a quanto sia sciocco e prezioso credersi amico di un Poeta dell’aria.
Prima di volare chissà dove, leggi anche: Ciò che Inferno non è – Libro del mese
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2 pensieri riguardo “Il poeta dell’aria – Libro del mese”