– Storie che salvano dall’ombra –
Cammino lungo una galleria immersa nelle tenebre, perso nei miei pensieri. Sono Paul Prospero e sì, diciamo pure che sono un investigatore specializzato in…casi anomali. Il genere di persona da chiamare quando la polizia e i preti non possono essere d’aiuto.
Un ragazzino, Ethan Carter: è stato lui a scrivermi. La sua lettera accennava a cose che alla sua età non si dovrebbero sapere. Quelle parole però sono tutto ciò che resta di lui, perché è sparito e nessuno sa dove sia. Deve essere da qualche parte a Red Creek Valley, la valle in cui è nato. Ne sono certo.
Appena riemergo dal buio del tunnel, capisco che qualcosa non va. Sotto una patina di apparente serenità, oltre i sussurri del vento e i raggi del sole tra le fronde, sento strisciare un’oscurità senza nome. Non vedo nulla, eppure lo percepisco chiaramente: teschi fatti a pezzi, sangue, cenere ancora calda. Non sono il benvenuto. Devo trovare Ethan prima che lo trovi quella cosa.
Prima che sia troppo tardi.
Riguardo a The Vanishing of Ethan Carter, Wikipedia dice che è un “videogioco d’avventura” sviluppato e pubblicato da The Astronauts nel 2014. Personalmente, lo sapete, reputo la suddivisione in generi, per quanto utile per orientarsi all’interno del multiverso videoludico, piuttosto riduttiva per definire un’opera. La storia di Ethan Carter è sì un’avventura (quale storia non lo è?) ma di certo, se ho deciso di inserirla nella rubrica Oltregaming, non è una di quelle adatte a chiunque.
Il titolo si apre con un monito che nei videogame odierni si legge raramente: “Questo gioco è un’esperienza narrativa che non ti prende per mano”. Partiamo da qui, allora. Gli indizi importanti che scopriamo leggendo queste parole sono due.
Il primo è che questo titolo punta quasi tutto sulla narrazione. Infatti appare chiaro fin dal monologo introduttivo che l’obiettivo degli sviluppatori sia principalmente quello di costruire intorno a noi un impianto narrativo di alto livello, più che stupirci con meccaniche da videogioco duro e puro.
Il secondo è che lungo la strada dovremo cavarcela da soli. Niente tutorial, niente consigli in-game né HUD, niente mappa del mondo, nemmeno una bussola che indichi la direzione da seguire.
Entrambe queste caratteristiche potrebbero scoraggiare molti dall’avventurarsi a Red Creek Valley per timore della noia ma se vi aspettate un gameplay da walking simulator classico rimarrete piacevolmente sorpresi. Nonostante la scarsa interazione ambientale e i comandi quasi da punta-e-clicca, The Vanishing of Ethan Carter propone una formula perfettamente in bilico tra sessioni esplorative ed enigmi mai banali, che necessiteranno una buona dose di spirito d’osservazione e arguzia per essere superati.
Per trovare il ragazzino scomparso quindi, il giocatore deve accettare di perdersi nello stesso mondo che sembra aver inghiottito lui.
Se sceglieremo di fidarci degli sviluppatori, per circa quattro ore (troppo poche, purtroppo) saremo completamente immersi in un’ambientazione che non esiterei a definire onirica, quasi da fiaba. Red Creek Valley è un paradiso naturale straordinario, in cui le poche strutture artificiali si inseriscono senza deturparne la profonda bellezza. Cieli dipinti con i colori di un Unreal Engine 4 mozzafiato, boschi fotorealistici immersi nella luce del tramonto, montagne, laghi e torrenti burrascosi che ad ogni passo obbligano a fermarsi e a ruotare la visuale per godersi tutto quel bendidio. A tratti sembra davvero di camminare in un sogno.
Nonostante il paesaggio che ci circonda sia una gioia per gli occhi però, non possiamo fare a meno di provare una sensazione di inquietudine. In più di un’occasione ho sentito mani di pelle d’oca sfiorarmi la schiena, come se ci fosse qualcuno nascosto fra gli alberi e mi sono spesso fermato per guardarmi alle spalle con più attenzione ma non ho mai visto nessuno. Non ci sono animali né esseri umani e quando la musica si dissolve, ci ritroviamo circondati dai sibili del vento e dagli scricchiolii dei rami. Le lancette degli orologi sono bloccate alle sette e quattro minuti per un motivo ancora ignoto. Gli edifici sono abbandonati a se’ stessi e ogni cosa, colonna sonora compresa, trasmette un senso di malinconia persistente. Tutto in quel luogo sembra sospeso, come in attesa, o come se l’incanto fosse soltanto una maschera indossata per nascondere un volto ben più oscuro.
Tutto molto suggestivo fino a qui. Ma non è solo di brividi e bella atmosfera che voglio parlarvi. Come sempre, ci tocca andare Oltre.
(Per chi dovesse ancora giocare questo titolo, consiglio di fermarsi qui. Nella seconda parte dell’articolo pioveranno spoiler.)
Come in ogni storia che si rispetti, le cose diventano interessanti quando compare qualcuno con cui il protagonista può entrare in relazione. Ma mettere in gioco personaggi di carne e sangue in una vallata in cui tutto sembra così irreale sarebbe stato decisamente fuori luogo. Per questo motivo non ci saranno esseri umani reali sul cammino di Paul Prospero ma soltanto i loro spettri sbiaditi. Spiriti evocati dal sesto senso del nostro personaggio, intrappolati da qualche parte e ora liberati con lo scopo di aiutarci nelle indagini. Fantasmi che noi, volenti o nolenti, incatenati dalla struttura del gioco, non potremo fare altro che ascoltare.
Le loro voci frammentate attraversano il velo dell’oblio per sussurrare a noi giocatori/investigatori la verità: raccontano del Dormiente, una creatura arcana che il giovane Ethan ha incidentalmente risvegliato e che comincia a perseguitare senza sosta tutti i membri della famiglia Carter. Il solo modo per placarlo è offrirgli in sacrificio proprio colui che ha provocato il suo ritorno. A quel punto, la madre di Ethan e lo zio Chad organizzano un piano per compiacere la creatura ma i loro progetti crudeli vengono vanificati dal padre e dal nonno del ragazzo, che sacrificheranno le loro vite per salvare la sua. Ethan, rimasto solo, si affida all’unica persona in grado di aiutarlo: Paul Prospero. A quel punto entriamo in scena noi.
Forse siamo ancora in tempo.
Ancora in tempo, sì, per renderci conto che nulla di ciò a cui abbiamo appena assistito è reale. Non c’è nessun cadavere, nessun Dormiente in agguato nell’oscurità. Tutto è frutto della fantasia di Ethan, un ragazzino che ama leggere, scrivere e perdersi in posti che non esistono ma che lui conosce alla perfezione. I luoghi in cui vive sono terra fertile sulla quale seminare sogni ad occhi aperti: i membri di un’antica famiglia di Red Creek Valley, i Vandegriff, diventano adepti spietati di una setta nota come Ordine del Corvo, un boschetto di betulle si trasforma nel covo di una vecchia strega e una miniera abbandonata diventa la prigione di un gigantesco kraken.
Agli occhi dei videogiocatori più attenti non saranno sfuggiti gli autori dei romanzi impolverati che è possibile reperire in alcune stanze: Poe, Lovecraft, Verne…
Delitti misteriosi, orrori senza nome e avventure in terre lontane. Il pane quotidiano di Ethan. Riesco quasi a vederlo, rintanato in una casetta di legno nascosta nel sottobosco, mentre scrive e sorride e ascolta la punta della penna che gratta sul foglio, credendo di viaggiare fra i pianeti a bordo di una navicella spaziale.
Sfortunatamente la sua famiglia non approva queste fantasie: lo zio lo insulta e la madre insiste per tenergli i piedi incatenati a terra. “Devi solo smettere di avere la testa fra le nuvole, ok?” gli scrive in un biglietto dopo l’ennesima litigata. Come se rinunciare a vivere in cielo fosse una cosa da nulla. Solo suo nonno sembra volerlo difendere ma evidentemente averlo come alleato non è abbastanza. Il ragazzo sprofonda nell’ombra della depressione (alcune teorie che ho trovato online identificano questa malattia con il Dormiente stesso) ed è costretto a trascorre i suoi giorni in un posto abitato da persone che invece di amarlo e prendersi cura dei suoi desideri di bambino, fanno di tutto per strapparglieli dal cuore.
Il suo animo prima limpido ma ora fragile e inquinato dal male, crolla. Quando la madre accidentalmente appicca fuoco alla casa con una lanterna, Ethan, invece di fuggire si rifugia nella sua immaginazione. Chiude la porta al mondo esterno e si avvolge nelle sue storie come se fossero muri in grado di sbarrare la strada all’incendio. Capisce molto presto di aver commesso un errore. Mentre la stanza si riempie di fumo acre, boccheggia e prende una penna. Ha appena il tempo di inventarsi un’ultima storia, la storia di Paul Prospero, un investigatore dell’incubo che raggiunge Red Creek Valley per svelare il mistero che si cela dietro la scomparsa di un ragazzino, poi le fiamme dilagano bruciando ogni cosa. Sono le sette e quattro minuti.
Quando le fiamme si abbassano, della vecchia casa al numero 46 di Old Ogden Road non è rimasto quasi nulla a parte mucchi di macerie fumanti e travi carbonizzate. Mamma Missy, papà Dale, il fratello Travis, Nonno Ed e zio Chad sono illesi. Ma che importa? La storia non parlava di loro. E nemmeno di noi, un misterioso investigatore reso reale dalla fantasia di un ragazzino. Oltre le fiamme, oltre il dolore, persino oltre la morte, c’è un posto. Una radura luminosa piena di storie in cui rifugiarsi quando tutto è tenebra. Se davvero vogliamo risolvere il mistero della scomparsa di Ethan Carter, dovremmo cercarlo laggiù.
Ci sono buone probabilità che ci stia aspettando.
“Un’altra storia, ragazzo. Che altro se no?”
(Paul Prospero)
Ah giusto, se vi piacciono i videogiochi che vanno Oltre leggete anche: Life is Strange – Postview (Spoiler free)
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