Musica: una questione di cuore

Ho scritto questo testo a Giugno del 2014, vincendo il concorso di scrittura creativa We Write 2014. La traccia che ho scelto è la seguente: a passeggio per la strada, in coda alla cassa, seduti sugli autobus, ormai i giovani si fanno accompagnare dalla musica in ogni momento della giornata. Spiega come mai tanti ragazzi non possono più fare a meno della compagnia delle canzoni, e perché, anche in base alla tua esperienza, può essere tanto importante ritagliarsi un proprio mondo, riparati da tutto ciò che c’è all’esterno da un iPod e due auricolari.

In giro se ne vedono sempre di più. In stazione, sui tram, nei parchi, nelle scuole… sono ovunque. E i vecchi a volte li criticano, gli adulti li guardano storto senza capire. Spesso li sentono troppo lontani e li giudicano male, senza speranza. E loro passano. C’è chi cammina lentamente, chi corre, chi passeggia e basta. Quelli che i “grandi” notano di solito sono quelli cupi e arrabbiati, che tengono gli occhi nascosti sotto i cappucci alzati. Come se fossero fantasmi, come se avessero paura e volessero difendersi da qualcosa. Ci sono anche quelli allegri e solari, ma a quelli nessuno critica nulla. Nessuno si accorge che tanto i primi quanto i secondi hanno qualcosa che li accomuna tutti: i sogni che si portano dentro, e le cuffiette dell’iPod.

Sono i ragazzi di adesso, anzi, siamo i ragazzi di adesso. E ogni gradino della nostra vita, ogni momento buono, tendiamo a riempirlo con la musica. Siamo fatti così. Se nevica sarà una melodia allegra ma non troppo incalzante, se piove sarà malinconica e profonda; se dobbiamo caricarci per una partita importante preferiamo Rock o Metal, intenso, feroce e fiammeggiante; per camminare sono perfetti i contagiosi brani Pop alla Pharrel Williams. Viviamo di momenti e usiamo la musica per cristallizzarli, per fissarli dentro di noi. E lo sentiamo, lo avvertiamo nella pelle d’oca che ci ricopre le braccia a ogni strofa, che quella è la melodia giusta. A molti questa nostra caratteristica suona bizzarra, ma in fin dei conti i ragazzi come me non fanno altro che miniaturizzare e rendere personale quello che sta già accadendo su larga scala: la musica è ovunque. Televisione, cellulare, iPad, iPod, MP3, supermercato, radio, metropolitana, aereo, feste, palestre, ospedali…

Il nostro è un mondo musicale, senza musica sarebbe vuoto e triste. Persino le voci hanno una loro musicalità, e toglierla vorrebbe dire automatizzare tutto, rendere tutto piatto e freddo. Diventeremmo delle specie di robot senza anima. La musica da un valore a ogni cosa che viviamo, è insita nel cuore dell’uomo dall’inizio del mondo, fin da quando gli aborigeni riempivano di semi i gusci vuoti dei frutti per farne le prime maracas. Già allora c’era bisogno di dare un ritmo alle giornate, di rendere più frizzanti le feste e più impetuosi gli animi dei guerrieri, di descrivere la vita di tutti i giorni con un’armonia nuova. Oggi abbiamo soltanto modernizzato i metodi di ascolto, ma il desiderio che ci agita ha le stesse radici di quello che spingeva le popolazioni antiche. A noi ragazzi per esempio, piace ritagliarci quello spazio privato che agli adulti dà così tanto fastidio. Quante volte, se in casa vado in giro con le cuffie, all’improvviso arriva mia madre e inizia urlare: “Togliti quel coso dalle orecchie e vieni ad aiutarmi!”, oppure “Guarda che diventi sordo, a forza di tenerla così alta!”

Pensano che la sola ragione sia il voler fuggire, per loro siamo asociali, veniamo bollati come irresponsabili che scappano davanti ai problemi invece di affrontarli. Non capiscono che i motivi molto spesso non sono quelli. Noi giovani infatti, abbiamo bisogno di qualcosa che abbia la nostra stessa lunghezza d’onda, ci sintonizziamo solo con quelle canzoni che in quel momento rispecchiano quello che stiamo vivendo. La musica non è una fuga, un estraniarsi, ma credo sia un modo diverso di vivere la quotidianità. C’è chi ha bisogno di rilassarsi dopo una giornata pesante, chi sta passando un momento difficile, chi è arrabbiato con il mondo, chi ne ha paura e perciò scappa, chi vuole prendere coraggio, chi ha voglia di stupirsi ascoltando qualcosa di nuovo, chi continua a sentire artisti che andavano di moda vent’anni fa, ma sono i suoi e nessuno può strapparglieli via. La musica è parte della nostra vita, una varietà di note diverse, che nella testa di ognuno di noi vivono, assumono un colore e un suono. E spesso e volentieri accade anche il contrario, e cioè che la nostra vita inizia a diventare parte della musica. La persona di cui siamo innamorati diventa la musica che desideriamo sentire per sempre, ogni incontro che facciamo assume una sua tonalità, ogni momento risuona nel nostro cuore in modo diverso lasciando un tintinnio, una traccia flebile ma abbastanza forte per poter essere seguita e risentita ogni giorno. Se ci pensiamo è quello che succede tutte le volte che un cantante incide un album, o più in generale che qualcuno ha la bella idea di prendere in mano una chitarra per strimpellare qualcosa: le sue emozioni, la sua anima, la sua rabbia, le sue sofferenze, la sua gioia, la sua dolcezza…tutto diventa parte della nuova melodia che nasce. Per questo mi sento di dire che la musica è prima di tutto una questione di cuore. Non inizia in un posto lontano, non inizia “da”, ma “nel”. Poi vola: quella degli altri diviene inevitabilmente parte di noi, e a noi capita di entrare in quella delle altre persone. Diventa comunione immediata, che non ha bisogno di dialoghi o spiegazioni per essere compresa appieno.

Ascoltare però le mille voci del mondo, senza perdere di vista quello che si è, non è mai facile. Perché ci sono anche modi sbagliati di vivere la musica. La “trappola” della discoteca ad esempio, è uno di quelli. Volume al massimo, alcool, tanta gente che balla e freni che non funzionano. Senza armonia, senza misura, rischi spesso di diventare un’altra persona, perché quello che sei si perde in un uragano di persone e scariche acustiche che ti mandano in pezzi. Pezzi che riesci a raccogliere e rimettere insieme solo quando torni a casa, inevitabilmente lasciandone indietro qualcuno. Vivere accompagnati dalla musica, non distrutti, non schiavi di essa. Perché la logica della musica, quella che noi teenager capiamo al volo, è “ti piaccio perché se mi ascolti ti senti te stesso”, e sarebbe una contraddizione ascoltarla per sentirsi un’altra persona, per diventare qualcosa di diverso da quello che si è. E’ per questo che a volte noi ragazzi abbiamo bisogno del silenzio. Fuori c’è spesso il caos, la volgarità, la mediocrità, strade troppo contorte e confuse, abbaglianti di false promesse che ci frastornano fino a farci perdere. Ci sono quei momenti in cui riesci ad afferrare quello che stai vivendo soltanto quando tutto tace, quando il tuo cuore non ha niente che lo disturbi. In quel preciso istante, se per un secondo stacchi le cuffie, ti accorgi che l’unica silenziosa musica che devi ascoltare è quella della tua anima.

 


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