Marmo di Carta

Il 30 marzo è giunto alla fine “Marmo di Carta”, dodici lezioni di scrittura creativa tenute da mio zio Paolo Azzimondi. Le cose da dire sarebbero state talmente tante che ho ritenuto opportuno radunarle creativamente nello scritto qui sotto. Lo potete trovare anche sul blog personale di Paolo (http://paoloazzimondi.blogspot.it/?m=1).

Il blocco dello scrittore. Lo immaginavo come un muro invalicabile, la parete di un carcere sbiancata dal sole feroce, una polverosa prigione in cui la sola cosa da fare sembrava starsene seduto a guardare le ombre allungarsi sull’intonaco accecante senza fare niente. Ero intontito e pigro, la mia mano pendeva inerte e riusciva a malapena a stringere una penna tra le dita. Provavo ad alzarla faticosamente, a denti stretti, mentre goccioline di sudore mi colavano sulla fronte, ma niente. Non sapevo cosa scrivere: la mia creatività solitamente vivida e frizzante come la brezza, impetuosa, incontenibile, sembrava svanita. Era così che mi sentivo prima.

Poi è successo qualcosa. Ho seguito un provvidenziale consiglio e di punto in bianco mi sono ritrovato in un aula del Multiplo di Cavriago insieme ad un eterogeneo gruppo di sconosciuti. Occhiate furtive, pregiudizi inevitabili, palpabile incertezza iniziale. Chi sono questi? Da dove arrivano?
Ci ha pensato mio zio Paolo, capelli spettinati e look piuttosto “casual” (vogliamo dire così?), a dissipare gli imbarazzi: forte della sua posizione dall’altro lato della “cattedra” ci ha ordinato di cominciare a camminare in giro per la stanza senza un apparente motivo. Beh, non era che l’inizio.

Dodici lezioni da due ore ciascuna, praticamente un giorno intero, in cui Paolo Azzimondi ha riempito le nostre teste e le pagine dei nostri appunti di parole, storie, esperienze, consigli, segreti, insegnamenti, note, risate e poesie che come un fiume in piena hanno invaso l’arida prigione in cui ero rinchiuso. Tutto è diventato vivo, improvvisamente sentivo di essere a casa, circondato da persone che come me credevano nella straordinaria bellezza del Raccontare.

Ho sentito la mia fantasia che sollevava lentamente la testa e rizzava il pelo, come un felino che si risveglia da una dormita troppo lunga. In un batter d’occhio non avevo più di fronte una muraglia invalicabile, ma un unico blocco di marmo bianco. Con mia grande sorpresa, quando ci ho affondato la penna ho visto che la pietra si sgretolava come carta, ad ogni fendente gli affilati bordi del blocco diventavano morbidi e levigati come fogli, si dispiegavano seguendo un misterioso disegno del quale non vedevo la fine e tutta la superficie iniziava a riempirsi di inchiostro.

Quando, esausto e con la mano dolorante, ho fatto un passo indietro per ammirare la mia opera, ho scoperto di aver scolpito una stupenda donna di carta. Era spettinata e slanciata, pallida come la luna. Lungo le linee del suo corpo così fragile, si rincorrevano nere file di parole sinuose e nonostante il suo volto fosse indecifrabile, fui certo di aver scorto in lei un enigmatico sorridere. Era lei, la Musa. La Scrittura. La Poesia. La Voglia di raccontare. Chiamatela un po’ come vi pare.
“Sei tornata” le ho detto.
Non ha risposto. Mi ha semplicemente teso la mano. A quel punto ho capito che non mi restava altro da fare se non scappare via con lei ancora una volta.

Ringrazio tutti i miei “anziani” compagni di corso perché siamo stati ottimi comprimari in questa bella storia e spero con tutto il cuore di rivederli presto.
Mi permetto una menzione speciale per Paolo, “praticamente detective”, per la stima e per ogni parola che non ha taciuto, e Pietro, per la bontà, l’armonica e la follia che si prende un drink.

 


Racconto quanto sia bello scrivere anche qui, facci un salto: Vedere per scrivere

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